Into the wild, un’occasione sprecata
Un regista, Sean Penn (La promessa), considerato tra i maggiori nuovi talenti di Hollywood; una grande storia, quella -vera- di Chris McCandless, che abbandonò tutto per un viaggio senza nulla attraverso gli Stati Uniti; interessanti temi dunque su cui speculare: i falsi valori della società odierna, il ritorno alla natura, la solitudine, la ricerca della felicità. Con queste premesse uscire dal cinema con lo spirito opposto con cui ci si è entrati è spiacevole ma tant’è: Into the wild è una delusione, e un’occasione sprecata.Se vuoi dire qualcosa mediante il linguaggio cinematografico lo fai con la forza delle immagini, con la trama, con dialoghi magari forti ma non forzati, in definitiva col tuo punto di vista di regista: Penn invece ci spiega tutto, con frasi altisonanti che appaiono in corsivo sullo schermo, con zoomate (sic!) sulle parole-chiave incise sul legno o scritte sul diario, con l’irritante voce-off della sorella di Chris, soprattutto con un protagonista che parla come se stesse annunciando la lieta novella anche quando è ubriaco e dovrebbe solo biascicare. Perfino le -belle- canzoni di Eddie Vedder hanno testi che ci dicono, coi sottotitoli eh, quanto sia assurdo il mondo in cui viviamo (“Società, sei una razza folle…”).
Su tutto quindi aleggia pesante un tono intellettualistico, didascalico, che lascia inizialmente stupefatti e poi quasi irritati. Tanto forte è questa sensazione che sorge il dubbio che il regista voglia prenderci in giro e esprima un giudizio sostanzialmente negativo sulla storia: potrebbe farcelo pensare la frase finale del film (la vera felicità è quella condivisa) o lo sberleffo che a un certo punto il protagonista rivolge alla cinepresa, ma troppi sono gli indizi che invece portano a vedere come la vicenda voglia essere presentata come simbolica e edificante, il che può anche starci, ma non attraverso strumenti retorici e ridondanti. Allora quella frase è solo nuova carne al fuoco in un calderone un po’ confuso, e lo sguardo in camera di Chris è più probabilmente una citazione buttata lì di Fino all’ultimo respiro. Del resto tutta la regia è sovraccarica di effetti facili, split-screen, ralenty, primi piani insistiti: ancora una volta l’impressione è l’esercizio di stile.
Into the wild è inutilmente lungo, pieno di episodi che nulla aggiungono alla vicenda (la hippy sedicenne, il contadino Vince Vaughn…) e non vale l’obiezione che è tratto da una storia vera: non tutto ciò che è vita deve diventare materiale cinematografico; ha un montaggio spezzettato che toglie forza alla storia invece di irrobustirla; ha una bella fotografia che però rischia sempre l’effetto National Geographic.
Infine l’ultimo, ferale difetto di questo film: non emoziona! Ed è un delitto per una storia del genere. I presupposti ci sarebbero tutti, ma il brivido non corre mai lungo la schiena, gli occhi non si inumidiscono, nemmeno nel finale tragico e lirico (anche questo troppo enfatico e furbo…).
La speranza è che Sean Penn torni presto alla poesia ruvida e minimalista che aveva espresso nel suo episodio del film 11 settembre 2001. Qui ha voluto strafare, e ha toppato.
Into the wild
Regia: Sean Penn
Sceneggiatura: Sean Penn
Fotografia: Eric Gautier
Musiche: Michael Brook ,Eddie Vedder ,Kaki King
Cast
Wayne Westerberg Vince Vaughn
Walt McCandless William Hurt
Ron Franz Hal Holbrook
Jan Burres Catherine Keener
Christopher McCandless Emile Hirsch
Carine McCandless Jena Malone
Billie McCandless Marcia Gay Harden
Anno: 2007
Nazione: Stati Uniti d’America
Durata: 140′
Data uscita in Italia: 25 gennaio 2008
Genere: avventura,drammatico
17, Marzo 2008 a 5:20 pm
io non sono assolutamente d’accordo con quello che affermi perchè a me questo film è piaciuto molto soprattutto perchè mi ha emozionato.
ad esempio ho trovato che quelle che tu chiami “frasi altisonanti” siano state invece molto efficaci, inoltre le riprese paesaggistiche sono a dir poco s-t-u-p-e-n-d-e, ma la cosa più importante è che questo film lascia dentro qualcosa… e non dirmi che dopo essere uscito dalla sala non ti sei sentito un po’ spaesato a camminare per la strada, in mezzo alla gente…a me ha fatto un certo effetto…
poi il finale fa riflettere veramente tanto…
18, Marzo 2008 a 6:25 pm
In questi giorni ho riscontrato che Into the wild divide molto, ed è o amato visceralmente o odiato. Quando un film fa discutere è sempre positivo, ma non basta…
La premessa alla mia recensione -come a tutte- è che esprimo il mio punto di vista, quindi sul fattore “emozione” c’è poco da dire, o arriva o no, e ancora adesso, a film interiorizzato, non ho cambiato parere.
Che i temi che tratta siano importanti l’ho detto, ma quel “tarlo” dentro avrebbero dovuto lasciarmelo la forza delle immagini, delle idee, delle emozioni -ancora-, non le tesi dell’autore espresse per bocca del protagonista o con la voce off. E’ cinema, non un saggio. In questo modo o sei poco sicuro di quello che fai o sei supponente.
E comunque non sono sicuro che le scelte estreme di Chris siano una buona soluzione..
3, Aprile 2008 a 8:43 pm
il fatto che cerchi la qualità e la bellezza nel “brivido che corre lungo la schiena” dice tutto sui limiti del tuo campo ottico, emiliano ruocco….la mente gioca brutti scherzi, prova a fermare la tua un attimo e magari guarda fuori del tuo metro quadrato…
6, Aprile 2008 a 7:05 pm
ragazzi non riesco a capire come non si possa appezzare una storia cosi’.. chris è un mito, ha avuto un gran coraggio, non so quante persone l’avrebbero fatto, in particolare quelle come lui, provenienti da una famiglia benestante.. questo film mi ha portato a riflettere molto e a rafforzare le mie idee.. mi ha emozionato tantissimo!!
11, Aprile 2008 a 9:12 am
Petra, stiamo parlando di un film, non c’è bisogno di essere offensivi… Piuttosto dicci il tuo parere.
23, Aprile 2008 a 10:10 am
A me ricordava, in senso molto lato, easy rider. Storia pressocchè inesistente, fatti slegati che si rincorrono sullo schermo: o la tua vita ti rende empatico verso il/i protagonisti o nessuno è lì per aiutarti.
17, Giugno 2008 a 12:59 pm
Emiliano, in relazione alla tua analisi:
= le frasi altisonanti e le zoomate non credo vadano interpretate con mero criterio cinematografico, ma bensi come “rafforzativi” della condizione interiore di Chris. Per affrontare un’avventura di tal genere è ovvio che la motivazione di fondo dovesse essere potentissima, e i riferimenti alle parole chiave sono, a mio avviso, reiterati al solo scopo di mostrare tutta la forza spirituale che determinava il protagonista.
= gli incontri umani che caratterizano il viaggio e che tu valuti come “episodi che nulla aggiungono alla vicenda” sono al contrario tasselli irrinunciabili del profondo senso del film. Ad ogni ripartenza Chris lascia lacrime nelle persone trovate. E cioè, subisce esempi continui che i sentimenti sono motore del mondo. E proprio lui che teorizza la nocività degli stessi e il primato della natura, si trova a sperimentare la sensibilità degli altri altri, il loro dolore per il suo abbandono. E alla fine quando le parole “felicità condivisa” compaiono finalmente nel suo diario, ti avvedi come quelle persone gli abbiano testimoniato l’amore e lui abbia capito.
Ci sono peccati di ridondanza questo si (Chris che canta con la ragazza, l’aquila levata), ma è un film allusivo, che racconta una conquista spirituale, e in quesa ottica i difetti e gli eccessi sono sole pennellate non perfette di un grande arazzo emotivo.
19, Giugno 2008 a 7:22 am
Somehow i missed the point. Probably lost in translation
Anyway … nice blog to visit.
cheers, Agile.
7, Luglio 2008 a 8:33 pm
Io faccio parte di quella parte di persone che amano Into The Wild visceralmente… e concordo a pieno con la visione di Gino.
8, Agosto 2008 a 10:14 am
Ho avuto – più o meno – le stesse impressioni di Emiliano, ma non sono arivato alle medesime conclusioni. Il mio blog è btloose, se vi interessa ancora l’argomento. Un saluto a tutti.
6, Maggio 2009 a 11:25 am
è UN FILM CHE TI EMOZIONA E TI LASCIA “VEDERE” LA VITA E IL CORAGGIO DI UNA PERSONA UNICA CON LA QUALE IL DESTINO è STATO CRUDELE…
BELLISSIMO…ANCHE LA COLONNA SONORA….