“Miracoli e canzoni”, uno spettacolo concerto minestrone

La cosa deve essere andata così: un giorno Rocco Papaleo e Alessandro Haber si sono ritrovati a chiacchierare sul set di un qualche film, o nell’intervallo di un qualche spettacolo, e, una chiacchiera qua, una chiacchiera là, è saltata fuori l’idea di mettere in scena uno spettacolo tutto loro, fatto di canzoni e sketch. Scelto il repertorio, trovata l’orchestra, mancava solo il regista: e quale miglior nome di Giovanni Veronesi, regista di vari film di successo, alla sua prima prova a teatro?

Ecco nato E’ tempo di miracoli e canzoni, lo spettacolo andato in scena al Teatro Gesualdo sabato 2 e domenica 3 febbraio 2008.

Un’idea buona sulla carta, però, non è detto che lo sia anche sulla scena. Rocco Papaleo e Haber (senza Alessandro, come lo stesso attore si lamenta di essere sempre chiamato da tutti, perfino dalla moglie) costruiscono uno spettacolo-concerto che alterna canzoni classiche italiane a brani inediti di Papaleo, siparietti comici di ironiche riflessioni sulla vita a strizzatine d’occhio al pubblico in sala.

Il risultato è una sorta di minestrone in cui finisce di tutto, uno spettacolo che non riesce mai a trovare un’identità precisa, una chiave narrativa, una scelta stilistica forte, al punto che la regia di Giovanni Veronesi sembra essere poco più che un nome scritto sulla locandina, così impalpabile nella sua leggerezza.

La comicità di Rocco Papaleo è divertente quando sceglie la strada del surreale, o quando l’attore interpreta la parte dello “sfigato” al fianco del “figo” Haber, che è amico dei cantautori, è famoso, è carismatico, e ha una grande valigia in cui riporre tutti i sogni e le delusioni dell’attore, mentre a lui, Papaleo, gli hanno lasciato solo una busta di plastica biodegradabile.

Nelle altre occasioni, però, le canzoni inedite di Papaleo sembrano piuttosto banali, così come le scenette di cabaret con Haber, fin troppo dilatate nella ricerca di una struttura teatrale che non appare mai, fin troppo frettolose nella loro funzione di momenti di passaggio da una canzone all’altra.

Alessandro Haber, con la sua splendida voce, ruvida, cupa, sporca, sceglie di cantare alcune famosissime canzoni del repertorio italiano come “Insieme a te non ci sto più”, “Margherita”, “Scende la pioggia”. Momenti piacevoli, certo, ma anche molto convenzionali. Meno male che ogni tanto Haber si ricorda di essere un grande attore e regala al pubblico dei momenti da brivido, come l’interpretazione recitata di “Una notte in Italia” di Fossati, o come “La valigia dell’attore”, la bellissima canzone scritta per lui da Francesco De Gregori.

Dopo due ore troppo lunghe, dopo una finta consegna dell’Oscar ad Alessandro Haber, che dedica il premio a tutti quegli attori che non lo vinceranno mai, lo spettacolo termina. Di canzoni ce ne sono state abbastanza, di miracoli nessuno.

Mirko Di Martino

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