Una “Trilogia della villeggiatura” un po’ troppo frettolosa

La “Trilogia della villeggiatura” di Carlo Goldoni è uno spettacolo che evoca ricordi di grande suggestione legati a registi che nell’immaginario teatrale italiano occupano, ormai, lo spazio del mito: basti citare, per tutti, la memorabile edizione di Giorgio Strehler del 1954, una versione della durata di quasi cinque ore.

Toni Servillo, regista di questo nuovo allestimento prodotto dal Piccolo di Milano e andato in scena al Teatro Gesualdo sabato 19 e domenica 20 gennaio 2008, pur riconoscendo i debiti a Strehler (e come non farlo?) sceglie poi di allontanarsene puntando sulla semplificazione dell’intreccio e riducendo la durata complessiva dello spettacolo a circa tre ore.

E, sia detto subito, credo sia proprio questo il limite maggiore di uno spettacolo certamente di grande qualità, ma non del tutto riuscito. La “Trilogia” non nasce come un testo unico: le tre commedie che la compongono (“Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura, il ritorno dalla villeggiatura”) andarono in scena nel 1761 in periodi successivi, anche se ravvicinati. Goldoni le scrisse partendo da un’idea di base unica ma preoccupandosi di fare in modo che ogni spettacolo potesse essere visto in maniera autonoma. Da quel grande scrittore che era, Goldoni sperimentò una forma “seriale” di teatro che gli permise di seguire l’evoluzione dei suoi personaggi sulla lunga durata, analizzando motivazioni e comportamenti, caratteri e princìpi, vizi e virtù di una certa società mercantile del settecento.

Nello spettacolo di Servillo, però, questa ampiezza e sottigliezza di analisi emergono solo a tratti, più nelle singole scene che nell’insieme dell’opera, più nell’interpretazione degli attori che nello sviluppo drammaturgico, che anzi a volte risulta piuttosto forzato e frettoloso.

In compenso lo spettacolo è molto gradevole, scorre con linearità e piacevolezza dall’inizio alla fine, anche se con ritmi di recitazione fin troppo alti.

Ed è un piacere riscoprire, ancora una volta, quanto i classici possano continuare ad essere attuali: i personaggi di Goldoni sono patetici nella loro ansia di apparire e irritanti nella loro capacità di autodistruggersi pur di non rinunciare alla villeggiatura, simbolo di un benessere che va esibito ad ogni costo in una società che impone stili di vita e regole. Anche, e soprattutto, all’amore.

Tutti molto bravi gli attori, da Anna Della Rosa (Giacinta) a Andrea Renzi (Leonardo), dalla giovane Eva Cambiale (Vittoria) allo stesso Toni Servillo, un simpaticissimo Fernando, disteso su una sedia sdraio nell’assolata campagna toscana, con un enorme sole giallo in un cielo di un opprimente rosa pallido, quasi a sottolineare il peso di una vacanza che della vacanza non ha più nulla.

Mirko Di Martino

Teatro Gesualdo Avellino

Sabato 19 e domenica 20 gennaio 2008

Pubblicato su Il Corriere dell’Irpinia del 23 gennaio 2008

Leave a Reply