Il suicidio perfetto in Norway.Today
Lo spettacolo inizia esattamente là dove cominciano le storie dei due giovani protagonisti, Julie e August, e di tantissimi altri adolescenti come loro: in una chat. Appena in platea si fa buio, su uno schermo scorrono le parole digitate sulla tastiera di un PC: Julie saluta tutti, chiede scusa, ma non vuole parlare con nessuno che non abbia intenzione di uccidersi. Non cerca conforto o amici che la convincano a desistere, cerca solo qualcuno che voglia uccidersi insieme a lei. August le risponde che la accompagnerà lui, così almeno succederà qualcosa in una vita dove non succede mai nulla.
Questi primi minuti iniziali, immersi in un inquietante silenzio, danno il tono a quello che succederà più tardi, quando Julie e August, in attesa di buttarsi giù, monteranno una tenda tra i ghiacci della Norvegia, sull’orlo di un burrone che, nelle scene essenziali ma molto efficaci di Roberto Crea, è ricostruito come uno sperone ghiacciato inclinato verso il pubblico.
Il testo di Bauersima è ricco di dialoghi serrati, ironici, spesso molto divertenti, e i due giovani attori sono stati molto bravi nel difficile compito di dare credibilità ai due aspiranti suicidi senza scadere nel patetico. Ivonne Capece, lavorando su gesti e sguardi, costruisce una Julie che a poco a poco svela numerose crepe nella corazza che si è costruita di ragazza fredda e arrogante; Walter Cerrotta è invece un goffo, tenerissimo, August.
Julie e August sono due ragazzi come tanti, né migliori né peggiori degli altri; hanno delle famiglie che gli vogliono bene, e lo sanno, hanno amici, un fidanzato, un gatto e un pesce rosso. Eppure hanno deciso di uccidersi. Perché? E perché mai farlo insieme?
La regia di Carlo Cerciello, ricca di sensibilità e intelligenza, sembra essere molto più interessata a rispondere a questa seconda domanda. I due ragazzi desiderano sprofondare nel nulla per svanire, per abbandonare finalmente una vita che sentono di non essere mai riusciti a vivere. Non a caso hanno scelto di suicidarsi gettandosi in un burrone profondo seicento metri. Ma perché insieme?
Il suicidio per Julie e August non è una rinuncia. Essi vogliono uccidersi non perché non siano riusciti a trovare un senso alla loro vita, ma per trovarne finalmente uno. La loro uscita di scena, il loro Grande Salto, deve essere perfetto, e ci vuole qualcuno che lo confermi, un compagno, e soprattutto una videocamera. La vita ha senso solo in quanto rappresentazione da offrire, esibire, condividere. L’ossessione di apparire, di esistere nell’unico modo in cui credono si possa esistere per davvero, spinge i due ragazzi ad affidare i loro ultimi saluti a una telecamera, controllando di essere venuti bene dopo ogni ripresa, immaginandosi già in una clip di MySpace. Tra dire qualcosa di vero e dire qualcosa che soltanto lo sembra, scelgono senza incertezze la seconda. Le loro parole sono le stesse che pronuncerebbe il personaggio di una fiction, con le pose giuste, gli sguardi giusti, i vestiti giusti.
Con il desiderio che la loro vita, almeno per una volta, almeno nella morte, sia perfetta come quella della TV.
Mirko Di Martino
Teatro Elicantropo
Napoli
Dal 10 al 27 gennaio 2008
Pubblicato su http://www.teatroteatro.it/
Vedi Scheda

3, Settembre 2008 a 8:28 am
CIAO Y SEI GRANDISSIMA!!!!!
BY CHRISTIAN CZ
13, Ottobre 2008 a 2:09 pm
caro Christian, spero che tu sia un amico dell’attrice perchè davvero non mi spiego come tu possa dire che la Capece sia una grandissima. Non posso mettere in dubbio la grandezza della persona, non conoscendola personalmente, ma posso avere fondati dubbi su quelli relativi alle sue capacità sceniche!!!