Falstaff: la sconfitta di una generazione

Se non ci fossero di mezzo quattro secoli, verrebbe il dubbio che Shakespeare abbia scritto la parte di Falstaff pensando a Renato Carpentieri. Grasso, goffo, spaccone, bugiardo, beone, ladro, eppure dotato di una grandissima umanità, Carpentieri-Falstaff porta in giro la sua enorme pancia tra le risate e gli scherzi dei suoi giovani compagni di bevute e scorribande.

Lo spettacolo, nato da un corso di formazione per giovani attori e dalla collaborazione con il laboratorio teatrale dell’Istituto Minorile di Nisida, è molto divertente ma anche sottilmente inquietante. Merito soprattutto della scelta di Martone di utilizzare diversi registri espressivi, a partire dall’alternanza, anzi, dal rimescolio, di lingua letteraria scespiriana, dialetto napoletano e slang giovanile.

Certo, qualche sbavatura nella recitazione qua e là è evidente, ma tutto scompare davanti all’energia e alla vitalità di cui i giovani attori hanno riempito la scena, trasformando lo spettacolo in un piccolo evento, arricchito dalla trascinante prova di Anna Redi, un’ostessa Quickly di irresistibile comicità.

Sir John Falstaff vive a suo agio in mezzo a ladruncoli e truffatori che, in generale, non fanno altro che divertirsi alle sue spalle. Egli ballonzola da un’avventura all’altra alla ricerca di una vita che finalmente gli restituisca quanto gli spetta. Ma questi sogni non potranno che restare tali davanti al cinismo delle nuove generazioni, di cui il giovane principe Heny incarna alla perfezione lo spirito. Falstaff lo ha seguito e accudito per anni stringendo col ragazzo un legame che crede di amicizia e rispetto ma quando Henry, alla fine dello spettacolo, diventa re con il nome Enrico V, il suo primo atto è rinnegare il suo vecchio compagno. Falstaff non aveva capito che i loro mondi sarebbero sempre stati lontani, separati dal confine invalicabile del potere.

La sua morte in solitudine è il segno di una sconfitta, non solo della sua, ma di tutta una generazione, incapace di trasmettere ai giovani gli antichi e obsoleti valori del rispetto e dell’onore.

Mi pare che lo stesso desolante senso di sconfitta sia alla base anche di un altro spettacolo (non a caso) napoletano attualmente in scena: Il Sindaco del rione Sanità di Eduardo De Filippo, diretto da Carlo Giuffrè. Anche qui (non a caso) il protagonista è un vecchio malavitoso circondato da giovani ai quali non ha più nulla da dire. Anche qui c’è una tristissima e irrimediabile distanza generazionale che fa più paura di qualunque altra violenza.

Questo spettacolo non parla di Napoli, ha detto Martone. Ed è vero. Ma Napoli parla attraverso il teatro.

Teatro San Ferdinando
Napoli
Dal 19/12/07 al 2/1/08

Pubblicato su www.teatroteatro.it

Vedi la scheda

Lascia un commento