Gastone – recensione
Gastone è una maschera inventata da Ettore Petrolini negli anni venti del novecento. L’autore romano ne fece il protagonista di una commedia di grande successo che oggi Massimo Venturiello, dopo averla fatta completamente riscrivere da Nicola Fano, ha portato in scena al Teatro Gesualdo sabato 15 e domenica 16 dcembre.
Petrolini era a suo modo un genio dell’umorismo: ironico e surreale, popolare e colto, costruiva i suoi peronaggi lavorando sui doppi sensi, ma anche su un grande carisma attoriale. E Massimo Venturiello è sicuramente la persona giusta per far rivivere, oggi, la comicità petroliniana. Da regista dello spettacolo, ha conservato nel primo atto l’ambientazione romana di inizio secolo, ricreata dalle belle scene di Alessandro Chiti.
Sedicente Divo del varietà che spera di sfondare nel cinema, ma in realtà un poveraccio vanitoso e cinico, Gastone Durville convince un impresario a mettere in scena un suo spettacolo affidando il ruolo di soubrette alla giovane e ingenua Lucia interpretata da Tosca, bravissima cantante che qui conferma di essere anche una buona attrice. Nel secondo atto l’azione si trasferisce invece a Bitonto, dove la scalcagnata compagnia presenta al pubblico il suo spettacolo.
Questa è l’esile trama che serve a tenere insieme i diversi “numeri” dello spettacolo, costruito come una specie di teatro nel teatro, o meglio, di “Rivista nella rivista”. Venturiello e Tosca, infatti, ricavano per sé una serie di canzoni e scenette da avanspettacolo, affidate qua e là anche agli altri attori del cast, tutti molto bravi (aiutati anche dalle belle musiche di Germano Mazzochetti). Perfettamente a suo agio nei panni del protagonista Massimo Venturiello che, utilizzando come filo conduttore dello spettacolo la famosa scenetta di Gastone, tratteggia un personaggio molto spassoso.
La qualità dei singoli elementi dello spettacolo, però, non basta a fare uno spettacolo di qualità. Il risultato di questo incontro tra passato e presente, pur ammirando la doti istrioniche di Venturiello e quelle canore di Tosca, è un prodotto gradevole ma un po’ inconsistente, fin troppo lungo per quello che ha da offrire.
Mirko Di Martino
Pubblicato su Corriere Irpinia
