Aulularia – recensione

Un Plauto così beckettiano non è facile vederlo in giro. Lui che, in effetti, soffre di un male antico che è anche la sua fortuna (e viceversa): la sua apparente semplicità, la sua forza di macchina da risate, che lo condanna perennemente a rappresentazioni estive in tuniche e sandaletti.
Arriva allora davvero salutare questa messa in scena dell’Aulularia da parte della compagnia della Bottega del pane, un gruppo di giovani attori nati dall’esperienza dei laboratori dell’INDA.

Solo quattro attori in scena (Dario Garofano, Cinzia Maccagnano, Luna Marongiu, Cristina Putignano) che interpretano tutti i ruoli alla maniera antica, ovvero con l’uso di grosse maschere (molto espressive e colorate, dove anche i colori caratterizzano il personaggio, come il verde per Euclione) che ciascuno di loro indossa a seconda del personaggio che in quel momento interpreta. L’effetto è straniante: le voci amplificate risultano diverse eppure le stesse, i testoni pesano e vivono su corpi diversi per corporatura, ma accomunati da movimenti stilizzati, tra danza e mimo. Spesso gli attori cantano, accompagnati da musiche tanto semplici quanto piacevoli. Ma è il testo stesso a essere destrutturato: il regista (lo stesso Garofano) ne scompone la linearità e esplicita la finzione ricorrendo vagamente all’espediente della compagnia impegnate nelle prove. Inoltre una serie di elementi volutamente incongruenti attraversano continuamente la rappresentazione (dall’arrotino allo sciopero dei lavoratori), come in un improvvisato cabaret.

La scenogafia è inesistente, formata com’è soltanto da un accumulo di oggetti e luci posizionate quasi tutte in scena, per terra e molto ravvicinate agli attori, a illuminarli dal basso (c’è anche un neon in primo piano). Anche i costumi, per niente “latini”, sono costruiti secondo la linea dell’accumulo di una pluralità di segni, dall’elegante allo straccione.
Un’ultima – fondamentale – nota: lo spettacolo risulta alla fine molto piacevole e divertente, a volte irresistibile, come nella scena in cui Euclione scopre che gli hanno rubato la pentola: a poco a poco appaiono in scena due, tre, quattro Euclione, che urlano e strepitano lungo tutta l’ampiezza della gradonata circolare, calpestando letteralmente il pubblico, coinvolto da tanta moltiplicata esuberanza.

Mirko Di Martino
Visto al Teatro Comunale all’aperto di Lioni (AV) il 22/08/2007

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